Mai più violenza sulle donne: Campagna internazionale contro la violazione dei diritti delle donne

Prefazione al libro

“Mai più. Fermare la violenza sulle donne”

di Irene Khan, Segretaria Generale di Amnesty International

 


JAMILA :  
    Conobbi Jamila, una ragazza afghana di sedici anni, nella prigione femminile di Kabul lo scorso anno. La prigione era affollata di donne accusate di adulterio, donne che fuggivano dalla brutalità dei loro mariti o che desideravano un matrimonio di propria scelta. Jamila era stata prelevata dalla sua casa di Kunduz l’anno prima, obbligata a sposarsi, sottoposta ad abusi e stuprata. Quando lo zio del marito la minacciò di stupro, non poté più sopportare la sua situazione e fuggì di casa. Ben presto fu presa dalla polizia e mandata in carcere per aver abbandonato il marito. Jamila mi raccontò che voleva tornare dai suoi genitori, ma temeva che il padre l’avrebbe uccisa perché, secondo lui, aveva infangato l’onore della famiglia. Se non l’avesse fatto lui, certamente l’avrebbe fatto l’uomo che era stata costretta a sposare. Le sue paure non erano infondate. All’inizio dello scorso anno, il presidente afghano Hamid Karzai aveva concesso un’amnistia a una ventina di donne e ragazze come lei. Alcune furono uccise dalle loro stesse famiglie, altre “scomparvero”. Nonostante tutto ciò, gli occhi di Jamila si illuminavano di speranza mentre mi raccontava che un giorno sarebbe uscita di prigione, avrebbe sposato l’uomo che voleva e sarebbe vissuta libera.

PALOMA:  
    Non conobbi mai Paloma, ma sua madre mi parlò di lei. Paloma era una delle diverse centinaia di giovani donne assassinate a Ciudad Juárez, una città al confine tra Messico e Stati Uniti. Per oltre un decennio, queste donne furono rapite, torturate, stuprate e uccise. Le autorità fecero ben poco per indagare, perseguire o fermare questi delitti perché si trattava di donne povere, inermi, politicamente ininfluenti. Molte erano giunte a Ciudad Juárez per lavorare nei maquiladoras, stabilimenti di assemblaggio costruiti dalle multinazionali sul confine messicano attirate dalle agevolazioni fiscali e dal basso costo della manodopera messicana. Le giovani donne come Paloma hanno alimentato il fenomeno della globalizzazione economica nella speranza di ricavarne qualcosa, diventandone altresì le vittime. Ciò che spicca in questo caso è il coraggio delle madri delle donne uccise a Ciudad Juárez. Le madri si sono organizzate tra di loro e chiedono giustizia. Assieme a loro ed ad altri, lo scorso anno Amnesty International è riuscita ad esercitare pressione sul governo federale del Messico affinché si impegnasse e far cessare le uccisioni.

FERMIAMO LA VIOLENZA:   
    La storia di Jamila e di Paloma sono soltanto due tra i milioni di esempi della più vergognosa infamia dei nostri tempi: la violenza sulle donne. 

    In Asia e Medio Oriente le donne vengono uccise in nome dell’onore. Nell’Africa occidentale le ragazze sono sottoposte a mutilazioni genitali femminili in nome della tradizione. Nell’Europa occidentale le donne migranti e rifugiate sono attaccate perché non accettano le usanze sociali della comunità che le ospita. Nella regione meridionale dell’Africa le ragazze sono stuprate e infettate con il virus dell’HIV/AIDS perché coloro che le abusano sono convinti che fare sesso con una vergine li guarirà dalla malattia. Infine, nei paesi più ricchi e più sviluppati del mondo, le donne vengono picchiate a morte dal proprio partner.

    Questo tipo di violenza si diffonde perché sono troppi i governi pronti a chiudere un occhio e a lasciare che la violenza sulle donne abbia impunemente luogo. In troppi paesi, le leggi, le politiche e le usanze sono discriminatorie nei confronti delle donne, negano loro gli stessi diritti degli uomini, rendendole così più vulnerabili di fronte alla violenza. In troppe regioni del mondo, le donne sono intrappolate in un ciclo vizioso fatto di povertà che alimenta la violenza. Troppo spesso i ruoli di genere e le strutture della società rafforzano il potere che l’uomo esercita sulla vita e sul corpo della donna. In troppe comunità, i leader religiosi e i media promuovono ruoli, atteggiamenti e consuetudini che cercano di subordinare e sottomettere le donne. Troppo spesso i gruppi armati si sottraggono al diritto umanitario internazionale e si servono dello stupro quale strategia di guerra per sconfiggere ed umiliare il nemico, e troppo spesso riescono a farla franca.

    La proliferazione delle armi di piccolo calibro, la militarizzazione in atto in molte società e l’attacco al cuore dei diritti umani nell’ambito della “guerra al terrorismo” non fa che peggiorare il calvario di molte donne.

    I diritti umani sono universali – la violenza sulle donne è un abuso dei diritti umani su scala universale. Donne di continenti e paesi diversi, di religioni, culture e retroterra sociali differenti, istruite o analfabete, ricche o povere, sia che vivano la guerra o in tempo di pace, sono legate dal filo comune della violenza – spesso perpetrata da gruppi armati o sostenuti dallo Stato, dalla comunità o dalla loro stessa famiglia.

    La sfida più coraggiosa a questo scempio è venuta dalle singole donne e dai gruppi di donne che hanno alzato la testa e fatto sentire la loro voce, spesso a costo della vita. Esse si sono organizzate per chiedere giustizia, hanno reclamato affinché i loro diritti umani venissero rispettati, protetti e realizzati. Grazie al loro impegno, sono state ottenute conquiste importanti in termini di trattati e meccanismi internazionali, nelle leggi e nelle politiche. Tuttavia, questi risultati continuano ad essere desolatamente privi di conseguenze effettive poiché le promesse ottenute rimangono sulla carta.

    Trattati e meccanismi internazionali sono davvero utili soltanto se applicati in modo appropriato. Altrimenti restano parole nell’aria. Leggi e politiche possono offrire protezione solo se rispettate. Altrimenti restano parole scritte. I diritti umani diventano una realtà soltanto se forniscono uguaglianza e protezione altrettanto reali. Pertanto, la sfida continua ad essere un cambiamento che possa realmente fare la differenza nella vita delle donne. È ciò che le donne di tutto il mondo chiedono oggi.

    Attraverso la campagna “Mai più violenza sulle donne”, Amnesty International unisce la sua voce a quel richiamo all’azione. Abbiamo lavorato assieme a molte persone all’interno e all’esterno di Amnesty International per disegnare una campagna dalla molteplici sfaccettature per chiedere un cambiamento a livello internazionale, nazionale e locale attraverso attori e azioni differenti.

    Chiediamo ai leader, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne. Attraverso l’attività di lobby sui governi chiederemo loro di ratificare senza riserve la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e il relativo Protocollo opzionale. In alcuni paesi chiederemo l’abolizione di leggi che discriminano le donne e che perpetuano la violenza contro di loro. In altri, chiederemo l’adozione di leggi che proteggano le donne, criminalizzino lo stupro ed altre forme di violenza sessuale. Ascolteremo la voce delle donne, lavoreremo al loro fianco e le aiuteremo ad organizzarsi. Coinvolgeremo le comunità e le autorità locali affinché sostengano programmi che permettano alle donne di vivere libere dalla violenza.

    Lotteremo perché le donne abbiano parità di accesso al potere politico e alle risorse economiche. Sfideremo gli atteggiamenti dettati dalla religione, dalla cultura e dalle consuetudini sociali che sminuiscono e pongono la donna in pericolo. Ci impegneremo per porre fine all’impunità di cui gode la violenza sulle donne, sia sul terreno di battaglia che nelle camere da letto.

    Cercheremo la solidarietà maschile. Anche gli uomini soffrono quando le donne subiscono violenza, e molti di loro sono impegnati nel movimento di denuncia per sradicare la violenza.

    Obiettivo della campagna non è diffondere l’immagine delle donne quali vittime di violenza e additare gli uomini quali responsabili di tale violenza, bensì di condannare l’atto violento in sé. Per ottenere questo cambiamento è necessario che tutti diano un loro contributo, non soltanto le organizzazioni e le istituzioni, ma anche i singoli individui.

    Questa campagna è diversa da tutte le altre in quanto chiede ad ognuno di noi di assumersi la propria responsabilità. La violenza sulle donne cesserà soltanto quando ciascuno di noi sarà pronto ad assumersi l’impegno: a non commetterla, o a permettere che altri la commettano, a tollerarla, o a non arrendersi finché non sarà sradicata.

    La violenza sulle donne è universale ma non è inevitabile. Le nostre mani la fermeranno. Possiamo farcela, e ce la faremo grazie a voi..

 
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