Donne e tortura

        La tortura sulle donne è inserita in una cultura globale che nega pari opportunità fra donne e uomini e legittima la violenta appropriazione del corpo delle donne per gratificazione individuale o scopi politici. In molti paesi le donne non hanno rappresentanza politica adeguata, guadagnano e posseggono meno degli uomini e viene loro negato pari accesso all’istruzione, al lavoro e alla cure mediche. Donne sono torturate in stato di detenzione, vengono violentate da soldati come "trofei di guerra", sono comprate e vendute per alimentare il mercato della prostituzione, schiavizzate come lavoratici domestiche o in matrimoni forzati e terrorizzate da violenze domestiche. La violenza contro le donne deriva da discriminazioni razziali, etniche, sessuali, sociali, di classe e di età.

        Violenza domestica
        Secondo i dati della Banca Mondiale almeno il 20% delle donne in tutto il mondo hanno subito abusi fisici e sessuali. Recenti rapporti affermano che in USA ogni 15 secondi è picchiata una donna, 700 mila sono violentate ogni anno. In India si stima che più del 40% delle donne sposate siano prese a calci, schiaffeggiate o vittime di abusi sessuali da parte dei loro mariti per il loro modo di cucinare, di vestire o per gelosia. Almeno 60 donne sono state uccise con atti di violenza domestica in Kenya negli ultimi due anni, il 35% delle donne egiziane racconta di aver subito maltrattamenti fisici da parte dei rispettivi mariti. Per milioni di donne la propria casa non è un paradiso ma un luogo di terrore.
        Lavoratrici domestiche
        Lavoratrici domestiche, molte delle quali di nazionalità straniera, sono frequentemente maltrattate dai loro datori di lavoro. Donne immigrate clandestinamente o vittime del traffico a scopo sessuale, derubate dei loro documenti, sono maggiormente a rischio di ogni tipo di abuso e senza possibilità di tutela legale.
        Matrimoni forzati
        In molti paesi donne e ragazze subiscono torture e maltrattamenti a seguito di matrimoni forzatamente imposti dai loro genitori. I matrimoni forzati sono come tali una violazione dei diritti umani; comportano rapporti sessuali senza consenso e violenze fisiche.
        Delitti d’onore
        Ragazze e donne di ogni età sono aggredite per motivi d’onore in tutti i paesi del mondo. Esse sono accusate di disonorare le loro famiglie e la loro comunità per i loro comportamenti, quali ad esempio, aver parlato con vicini di casa di sesso maschile o avere avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Questi includono anche quei rapporti avuti senza il loro consenso. I cosiddetti "crimini d’onore", torture ed omicidi, avvengono in molti paesi tra cui Turchia, Iraq e Giordania.
        Tortura da parte di attori statali e gruppi armati
        Donne sono state torturate dalla polizia, da soldati ed altri funzionari delle autorità in paesi di tutto il mondo. Donne di tutte le età, gruppi etnici, classi e credo sono state oggetto di violenza fisica e sessuale mentre si trovavano in custodia o nelle mani di gruppi politici armati. La tortura è usata come uno strumento di repressione politica, per isolare e punire le donne che sfidano l’ordine vigente sia con la non violenza o impugnando armi.
        Tortura di donne in custodia
        AI ha investigato innumerevoli eventi di tortura o trattamento crudele verso donne in custodia da parte di ufficiali di polizia, guardie carcerarie, soldati ed altri funzionari delle autorità. Donne in custodia sono state oggetto di tutti quei terribili metodi per infliggere dolore che i torturatori hanno escogitato. Sono state picchiate, soggette a elettroshock, esecuzioni simulate e minacce di morte, privazione del sonno e privazione sensoriale. Sono state mantenute sospese in aria, picchiate sulle piante dei piedi, soffocate e sommerse in acqua. In molti paesi, atti di violenza sessuale da parte di agenti governativi sono un comune metodo di tortura o di trattamento inumano inflitto alle donne. Simili atti includono stupro e altre forme di abuso sessuale, verifica della verginità, espressioni verbali sessualmente offensive e palpazioni. Molti rapporti di abusi non sono stati neanche indagati. La mancanza della volontà politica di perseguire i membri delle forze dell’ordine sospettati di stupro o abusi sessuali sulle donne in loro custodia, crea un clima di impunità, contribuendo ad ulteriori abusi sui diritti umani delle donne.
        Torture nei conflitti armati
        In tutti i conflitti armati indagati da AI nel 1999 e 2000, è stata segnalata la tortura di donne, incluso lo stupro. Le donne sono frequentemente scelte come oggetto di tortura nei conflitti armati a causa del loro ruolo di educatrici e di simbolo della comunità. Le donne che sono state torturate spesso non riescono ad ottenere l’accesso alle cure mediche e ai rimedi legali. Gli atti di tortura in un conflitto armato sono commessi in un contesto caratterizzato dal venir meno del sistema di polizia e giudiziario. Le normali misure di controllo sugli atti di violenza contro le donne sono quindi assenti. Violenze e privazioni costringono le donne a "sottomettersi" anche a rapporti sessuali non-consensuali. I conflitti armati e gli spostamenti di massa di persone che ne derivano, portano a un aumento di tutte le forme di violenza, inclusa la violenza domestica sulle donne. La violenza sulle donne non è una casualità, un incidente della guerra: è un’arma della guerra che può essere usata per determinati propositi come spargere terrore; destabilizzare la società e annientare la sua resistenza; premiare i soldati; estorcere informazioni. La violenza sulle donne, inclusa la tortura, è stata anche usata come mezzo di pulizia etnica e come elemento di genocidio.
        Donne comprate e vendute
        Il traffico di esseri umani rappresenta la terza fonte di guadagno per le organizzazioni criminali internazionali, dopo la droga e le armi. Le Nazioni Unite stimano che almeno quattro milioni di persone sono vittime di questi traffici ogni anno. Sempre più donne in particolare vengono "commerciate" allo scopo di prostituirsi o essere sessualmente schiavizzate. Molte di queste subiscono una vasta gamma di violazioni di diritti umani che vanno dai maltrattamenti alla tortura o alla violenza sessuale. Questo allo scopo di indebolirle dal punto di vista mentale e psicologico per costringerle a prostituirsi. Molte donne sono picchiate e violentate per aver tentato di fuggire o per essersi rifiutate di avere rapporti sessuali con i "clienti". Nonostante gli alti rischi di contrarre malattie infettive (AIDS) sono punite se si rifiutano di avere rapporti sessuali non protetti.
        Quando le tradizioni diventano tortura
        Le mutilazioni genitali femminili consistono nella rimozione di parte o dell’intero organo genitale femminile. Questa pratica include l’asportazione del clitoride, e talvolta il taglio o la cucitura delle piccole e grandi labbra, lasciando solo una piccola apertura per consentire di urinare e per il ciclo mestruale. I paesi in cui è maggiormente diffusa sono: Burkina Faso, Ciad, Gibuti, Egitto, Eritrea, Gambia, Etiopia, Mali, Nigeria, Sierra Leone, Somalia, Sudan e alcune comunità dell’Asia meridionale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità due milioni di bambine sono sottoposte ogni anno alla terribile e dolorosa esperienza. Si stima che nel mondo da 100 a 140 milioni di donne siano state sottoposte a qualche tipo di mutilazione. Le mutilazioni genitali femminili costituiscono una violazione del diritto all’integrità fisica. Coloro che si oppongono a tale pratica la considerano una forma particolarmente violenta di controllo dello status e della sessualità femminile.

        La responsabilità degli Stati
        Lo stato è responsabile in un certo numero di casi specifici: quando sia connesso con gli attori non-statali responsabili delle violazioni, quando fallisce nel prendere provvedimenti necessari per prevenire e rispondere ad un abuso. All’interno dei principi della legislazione internazionale sui diritti umani sono previste diverse situazioni nella quali lo stato può essere considerato responsabile. Queste includono complicità, consenso o acquiescenza, e incapacità sistematica di esercitare la cosiddetta due diligence (la cura e l’impegno dovuti) e fornire una adeguata protezione nel prevenire e punire tali abusi da parti di individui privati.
        Gli Stati hanno l’obbligo secondo la legislazione internazionale di intraprendere effettive misure per impedire la tortura e rispondere ai casi di tortura, ovunque questa abbia luogo e comunque, sia che il responsabile degli atti sia un attore statale sia un individuo privato. AI ritiene gli stati responsabili per la tortura o il maltrattamento delle donne quando:

       - non approntando leggi che proibiscano la violenza sulle donne;
       - permettendo l’esistenza di leggi o pratiche che consentano tali atti o rendano il risarcimento legale impossibile o difficile da ottenere;
       - dimostrando incapacità di garantire che la polizia si mobiliti quando le donne vittime di violenza si rivolgono ad essa per avere protezione;

        - intraprendere misure effettive per impedire tali abusi;
        - indagare gli abusi quando accadono;
        - processare l’accusato responsabile, in processi che rispettino gli standard internazionali in quanto ad equità;
        - imporre la pena appropriata, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani;
        - garantire risarcimento inclusa un’adeguata indennità alle vittime;
        - assicurare che la giustizia sia amministrata senza discriminazioni di alcun tipo.

        I Governi in tutto il mondo dimostrano incapacità di agire con due diligence per impedire e punire gli atti di tortura sulle donne. Il concetto di due diligence descrive la soglia di sforzi che uno stato deve intraprendere per adempiere alla propria responsabilità nel proteggere gli individui dalle violazioni dei propri diritti, incluse quelle perpetrate da attori non-statali. Uno stato non può, per esempio, declinare la propria responsabilità per il maltrattamento delle lavoratrici domestiche affermando che l'abuso ha avuto luogo nella sfera privata della casa del datore di lavoro, o che è giustificato da pratiche culturali o sociali.
        AI ritiene che gli atti di violenza contro le donne all’interno dell’ambiente domestico o della comunità costituiscano tortura per la quale lo stato è responsabile nel caso in cui:
        (a)    questi atti siano della natura e della gravità contemplate dal concetto di tortura negli standard internazionali
        (b)    lo stato sia incapace di adempiere al dovere di fornire una effettiva protezione

        Il Comitato per i Diritti Umani dell’ONU ha affermato che è dovere dello stato garantire la protezione contro atti di tortura e maltrattamento commessi da persone che agiscono sia in quanto investite di un’autorità pubblica, sia esclusivamente all’interno della sfera privata. Nella definizione di tortura data dall’ONU rientra quella che "basata su qualsiasi tipo di discriminazione" viene inflitta "con il consenso o l’acquiescenza da parte di una autorità pubblica"
        Anche la Corte Europea dei Diritti Umani ha affermato che gli stati devono prendere provvedimenti per assicurare che gli individui non siano soggetti a tortura o maltrattamento, anche da parte di privati.
        I trattati sui diritti umani sono "strumenti viventi", che si evolvono nel tempo, e, assieme alle decisioni di organi intergovernativi o di tribunali, sviluppano continuamente l’interpretazione di ciò che costituisce tortura. Ciò che è più importante è la volontà politica da parte degli stati a rispettare questi standard internazionali e nel far cessare ogni forma di tortura e maltrattamento delle donne.

        Gli obiettivi dell'azione