LE PRIGIONI

“Era il 24 dicembre 1997. Ci hanno portati tutti al campo di calcio e ci hanno fatto spogliare. Poi ci hanno costretti a nuotare in mezzo allo scarico di una fogna, mentre le guardie ci picchiavano con i manganelli e ci prendevano a calci. Ci hanno obbligati a bere l’acqua della fogna e infine siamo dovuti rientrare in cella camminando sulle ginocchia. Siamo qui da oltre 3 mesi e ogni tanto il direttore decide di non farci mangiare. Per un mese e mezzo, un giorno si e uno no, siamo stati torturati dai poliziotti antisommossa.”

(Da una lettera inviata ad Amnesty International nell’aprile 1998 da un detenuto del carcere di Manaus, Brasile)

Sorvegliare, punire, umiliare. Spesso il compito affidato a chi amministra le prigioni e i centri di detenzione si riduce a questo. Isolamento, sovraffollamento, precarie condizioni igieniche, procedure umilianti di perquisizione sono i principali fattori che in decine di paesi rendono le condizioni carcerarie equiparabili a trattamenti trattamenti crudeli, inumani, degradanti o a vere e proprie forme di tortura.

In Brasile, in Egitto e in Libia, la tortura è praticata frequentemente nelle stazioni di polizia o nelle prigioni.

In Giappone la vita dei prigionieri è regolata da leggi risalenti a un secolo fa e si basa sulla più rigida disciplina che regola qualsiasi attività nei minimi dettagli, stabilendo per esempio quante lettere possono scrivere, quante volte possono parlare o andare al gabinetto, in che modo devono camminare o stare sdraiati sul letto.

In Pakistan, durante il 1999, nelle stazioni di polizia e nelle carceri, una persona alla settimana è morta di tortura.

Negli Stati Uniti il sovraffollamento determina condizioni spesso inumane e si fa sempre maggior affidamento su strumenti di controllo dei prigionieri sempre più tecnologici e pericolosi come la cintura elettrica o la famosa Prostraint Volent Prisoner Chair, una sedia di acciaio per immobilizzare per ore un prigioniero che ha causato almeno 11 vittime negli ultimi 10 anni.  Inoltre nelle prigioni di sicurezza o Supermax le condizioni di vita sono particolarmente inumane e l’isolamento è considerato non una punizione straordinaria ma una prassi ordinaria, a tempo indeterminato.