La tortura nel mondo

In Arabia Saudita l’imputato non può fare ricorso ad un avvocato e spesso la confessione viene estorta con bastonate, corrente elettriche e strappo delle unghie. Tra le condanne frequenti ci sono l’amputazione degli arti, la fustigazione, la decapitazione in piazza.

Nella Repubblica Slovacca, in Jugoslavia, nella repubblica Ceca, in Bulgaria, in Grecia le comunità Rom sono spesso il principale bersaglio della rabbia e del pregiudizio. Spesso durante arresti e perquisizioni vengono brutalmente picchiati dalla polizia.

In tutta la Cina e in particolare nella regione dello Xinjiang la tortura è una pratica comune contro il dissenso: i torturatori costringono le vittime a ingerire spezie piccanti, iniettano loro farmaci che provocano instabilità mentale, li espongono a temperature estreme o a corrente elettrica.

Negli Stati Uniti il sovraffollamento determina condizioni spesso inumane e si fa sempre maggior affidamento su strumenti di controllo dei prigionieri sempre più tecnologici e pericolosi come la cintura elettrica o la famosa Prostraint Volent Prisoner Chair, una sedia di acciaio per immobilizzare per ore un prigioniero che ha causato almeno 11 vittime negli ultimi 10 anni. Tutto questo senza contare i lunghi anni di attesa consumata nei bracci della morte prima dell’esecuzione.

In Iraq da oltre trent’anni si ricorre alla tortura per ridurre al silenzio l’opposizione politica, terrorizzare la popolazione curda e reprimere la crescente criminalità:dalle bruciature di sigaretta, alle percosse con cavi elettrici fino a perforare le mani con trapani elettrici.

In Messico, nella regione del Chiapas la tortura è usata comunemente nelle operazioni contro-insurrezionali. L’impunità è quasi assoluta.

Dopo anni di pratica della tortura, in Perù, l’ex presidente Fujimori, appena inseditosi al governo nel 1995 ha fatto approvare un’amnistia generale delle forze di sicurezza accusati di violazioni dei diritti umani. Ancora oggi molti di questi militari sono ancora ai loro posti nell’esercito.

Nella repubblica democratica del Congo è in corso un ampio conflitto in cui prendono parte truppe regolari, gruppi armati dell’opposizione ed eserciti di almeno 6 stati. E’ una guerra che fa pochi prigionieri: i nemici vengono torturati a morte, arsi vivi o lasciati morire di fame.

In Cecenia le autorità russe hanno allestito i cosiddetti “campi di filtraggio” per la detenzione dei guerriglieri catturati affidati spesso a soldati sotto l’effetto di alcool e droghe; in essi stupri, percosse con martelli e pugnali sono tornati ad essere una pratica quotidiana.

Negli ultimi anni in Turchia, durante la repressione dell’opposizione armata curda del PKK, le morti sotto tortura sono state almeno 400.

In Algeria le forze di sicurezza hanno usato la tortura contro gli appartenenti ai gruppi armati che si definiscono “islamici”. Circa 3000 di loro sono scomparsi. I gruppi “islamici” a loro volta hanno decapitato o fatto a pezzi centinaia di uomini, donne, bambini e neonati.

In Myanmar (ex Birmania) vige una dittatura militare dal 1962 che è ormai in uno stato permanente di guerra civile contro le minoranze etniche Karenni e Shan considerate in blocco braccio della guerriglia. Negli ultimi anni sono avvenute deportazioni di interi villaggi durante i quali la tortura è stata praticata in modo costante.

In Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Austria e Gran Bretagna ci sono state più volte denunce da parte di extracomunitari nei confronti della polizia accusata di maltrattamenti con calci e pugni.

In Sri Lanka nella guerriglia contro le Tigri Tamil che lottano per l’indipendenza della regione nordorientale, la tortura è pratica regolarmente dall’esercito: molti detenuti hanno denunciato di essere stati picchiati con tubi riempiti di sabbia o cemento, ustionati con sigarette, corrente elettrica o polietilene fuso.

Il Sudan è in guerra con se stesso da quasi 40 anni e i costi di questa lotta intestina, in termini di sofferenze umane, sono incalcolabili. La comunità internazionale sta a guardare. La tortura si verifica soprattutto nelle aree presiediate dal governo.

In Brasile, in Libia, in Egitto la tortura è praticata comunemente nelle stazioni di polizia.

In Sierra Leone durante il conflitto interno migliaia di bambini soldato sono stati uccisi torturati o mutilati. Anche quelli che non hanno subito danni fisici sono stati certamente segnati dalla guerra inumana a cui hanno partecipato.

In Italia non è ancora presente nel codice penale il reato di tortura.