Regional Action Network for Colombia



Rapporto AI 2004



Capo di Stato e del governo: Álvaro Uribe Vélez
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: firmato

Alcuni indicatori chiave che avevano caratterizzato la violenza di matrice politica, come i rapimenti e il gran numero di sfollati sono rapidamente diminuiti nel corso dell’anno. Tuttavia, ciò ha reso meno identificabili alcuni rilevanti cambiamenti in atto nella regione. La situazione dei diritti umani delle zone speciali di sicurezza note come Zone di riabilitazione e consolidamento (RCZ), che coprono un certo numero di dipartimenti, si è deteriorata durante il periodo in cui queste sono state in vigore, così come la situazione in diverse zone interessate dal conflitto. Le notizie relative al peggioramento di determinate violazioni dei diritti umani hanno coinciso con un contesto in cui il lavoro dei difensori dei diritti umani è diventato sempre più difficile. In Colombia, nel complesso, le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di tutti gli attori del lungo conflitto armato interno – forze armate, paramilitari alleati dell’esercito e gruppi di opposizione armata – sono rimaste diffuse. Nel corso dell’anno, oltre 3.000 civili sono stati uccisi per motivi politici e almeno 600 sono "scomparsi". Circa 2.200 persone sono state sequestrate, oltre la metà delle quali da gruppi di opposizione armata e da gruppi paramilitari alleati dell’esercito. Il conflitto armato ha continuato a gravare per lo più sulla popolazione civile. Il governo e le forze di sicurezza hanno agito con sempre maggiore determinazione per minare la legittimità dei difensori dei diritti umani, dei pacifisti e dei sindacalisti. Contemporaneamente i paramilitari hanno lanciato minacce ed attacchi contro questi gruppi. Il Congresso ha approvato una legislazione che attribuisce poteri di polizia giudiziaria ai militari, rafforzando in questo modo l’impunità per gli abusi dei diritti umani. Il 15 luglio il governo ha firmato un accordo per la futura smobilitazione delle organizzazioni paramilitari raggruppate nelle Autodefensas unidas de Colombia (AUC – Forze unite di autodifesa della Colombia), a seguito del loro cessate il fuoco del dicembre 2002. Tuttavia, le uccisioni da parte dei paramilitari sono continuate senza tregua, e si è temuto che essi venissero incorporati in nuove strutture paramilitari legali. Ad agosto il governo ha presentato un disegno di legge che potrebbe portare al rilascio "in licenza" di membri di gruppi armati illegali implicati in crimini di guerra e crimini contro l’umanità. I gruppi della guerriglia sono stati accusati di un certo numero di attacchi dinamitardi in zone urbane.


Stato di Emergenza e zone speciali di sicurezza

Il 29 aprile, la Corte Costituzionale si è pronunciata contro il rinnovo del decreto sullo Stato d’emergenza del 2002, in base al quale il governo ha istituito zone speciali di sicurezza (RCZ) nei dipartimenti di Arauca, Sucre e Bolivar. Rapporti del Difensore civico per i diritti umani e del procuratore generale hanno concluso che i diritti umani e la situazione della sicurezza in Arauca si erano deteriorati dall’inizio delle RCZ.

L’esercito ha effettuato incursioni ed arresti nelle RCZ senza mandato, nonostante una decisione della Corte Costituzionale del novembre 2002 che aveva dichiarato illegali queste pratiche. I militari hanno anche effettuato arresti e perquisizioni nelle RCZ in operazioni congiunte con agenti della Procura generale che hanno firmato mandati di perquisizione e arresti in situ sulla base di notizie fornite da informatori dell’esercito, piuttosto che sulla base di indagini giudiziarie complete e imparziali. Come risultato, vi sono stati centinaia di arresti e più della metà degli arrestati sono stati rilasciati senza accuse. Alcuni dei rilasciati sono stati minacciati o uccisi dai paramilitari.


Impunità

Le riforme costituzionali minacciano di consolidare l’impunità in casi di violazioni dei diritti umani. Vi è il timore che queste riforme, unitamente all’incapacità di assicurare la stretta applicazione della sentenza della Corte Costituzionale del 1997, che esclude tutti i casi di violazioni dei diritti umani dai tribunali militari, potrebbero accrescere il controllo militare sui processi giudiziari.

A dicembre il Congresso ha approvato una legge che attribuisce poteri di polizia giudiziaria alle forze armate. Questa legge consente ai militari di effettuare arresti, irrompere nelle abitazioni e intercettare comunicazioni senza l’autorizzazione della magistratura. Questa legge potrebbe aiutare a coprire le violazioni dei diritti umani commesse dai militari, particolarmente nel caso in cui venisse rivendicato che gli uccisi erano guerriglieri "uccisi in combattimento".

* Kelly Quintero, di otto anni, è stato ucciso il 24 febbraio quando le forze aeree hanno bombardato la zona circostante Culebritas, nella riserva indigena di Barí Corronkaya, municipalità di Carmen, dipartimento di Norte de Santander. Secondo quanto riferito, poco prima del bombardamento, la sua famiglia aveva sporto denuncia alle autorità circa gli abusi dei diritti umani nella regione. La giustizia militare ha rivendicato la giurisdizione sulle indagini penali relative al caso.

La procura generale ha chiesto al pubblico ministero di procedere nell’inchiesta penale contro il generale in pensione Álvaro Hernán Velandia, implicato nella "scomparsa", tortura e uccisione di Nydia Erika Bautista, nel 1987, e ha dichiarato il contrammiraglio Rodrigo Quiñónez colpevole di inosservanza del dovere per non aver impedito il massacro di Chengue del 2001 a opera dei paramilitari.

Tuttavia, sono giunte scarse informazioni che indichino progressi da parte della Procura generale nel perseguire personale militare di alto rango o paramilitari implicati in violazioni dei diritti umani.


Tentativo di accordo tra governo e paramilitari

Il 15 luglio, il governo e i paramilitari dell’AUC hanno firmato un accordo in base al quale l’AUC verrà smobilitato entro la fine del 2005. A novembre, un primo gruppo di circa 800 paramilitari sono stati smobilitati a Medellín, a seguito alla dichiarazione di cessate il fuoco da parte dell’AUC del 1° dicembre 2002. A gennaio, il governo ha emesso il decreto 128, che concede la grazia ai membri di gruppi armati illegali che si consegnano alle autorità se non sono implicati in indagini penali per violazioni o abusi dei diritti umani o non sono in carcere per tali crimini.

Ad agosto il governo ha presentato un disegno di legge al Congresso che consentirebbe il rilascio "in licenza" dei combattenti incarcerati e dei membri di gruppi armati illegali che si consegnano alle autorità, anche se sono responsabili di gravi abusi dei diritti umani. A beneficiarne sarebbero soprattutto i gruppi paramilitari coinvolti in negoziati con il governo. A fine anno il disegno di legge era ancora all’esame. Queste misure, se applicate, potrebbero favorire ulteriormente l’impunità per i paramilitari, il personale delle forze di sicurezza e i membri di gruppi della guerriglia accusati di gravi abusi dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario. Sussiste inoltre il timore che molti dei paramilitari "smobilitati" potrebbero entrare a far parte di società di sicurezza private, di reti di informatori civili e dell’esercito di "contadini soldato".

A Medellín, si sarebbero resi disponibili circa 200 posti di agenti di sicurezza privati destinati a paramilitari smobilitati, facendo temere che questi combattenti stessero per essere "riciclati" nel conflitto.


Paramilitari

Nonostante il dichiarato cessate il fuoco, i paramilitari si sono resi ancora responsabili di massacri, uccisioni mirate, "sparizioni", tortura, sequestri e minacce. Essi sono presumibilmente responsabili dell’uccisione o "sparizione" di almeno 1.300 persone nel corso dell’anno, di cui oltre il 70% attribuibile a uccisioni di matrice politica avulse dal conflitto e a "sparizioni".

Fonti attendibili hanno rilevato il continuo consolidamento delle forze paramilitari in zone pesantemente militarizzate e hanno indicato una forte collusione tra paramilitari e forze di sicurezza.

*Secondo quanto riferito, l’8 febbraio, un gruppo di 50 uomini armati, alcuni con la fascia paramilitare al braccio, altri in uniforme militare, sono entrati a Corosito, municipalità di Tame, dipartimento di Arauca e si sono fermati per una ventina di minuti. Durante questo periodo di tempo avrebbero ucciso una persona e ne avrebbero rapite altre otto. Tre dei rapiti sono stati rilasciati poco dopo; a fine anno si era persa traccia della altre cinque. Gli uomini armati sono riusciti ad attraversare la città di Tame in direzione della base militare di Naranjitos. Quando hanno lasciato Corosito, i paramilitari si sarebbero interpellati l’un l’altro usando i gradi militari. L’operazione paramilitare è avvenuta il giorno dopo che i militari e le forze di polizia avevano lasciato la città di Tame il 7 febbraio. Il 9 febbraio le unità militari e di polizia sono ritornate in città.

*Il 13 marzo, 300 uomini dichiaratisi appartenenti all’AUC, alcuni incappucciati, sono entrati nella comunità di Nueva Vida a Cacarica, dipartimento di Chocó. Il comandante di alcuni di questi uomini indossava l’uniforme della XVII Brigata dell’esercito. È stato riferito che i paramilitari hanno minacciato di morte alcuni leader della comunità e hanno accusato gli abitanti di essere trafficanti di droga e guerriglieri.


Forze armate

Secondo quanto riferito, le forze armate sono state responsabili dirette di gravi violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni, "sparizioni", detenzioni arbitrarie e torture. Secondo il Rapporto 2003 dell’Ufficio in Colombia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, c’è stato un incremento significativo nelle denunce di violazioni attribuite direttamente ai membri delle forze di sicurezza.

*Il 30 gennaio truppe appartenenti al Battaglione Manosalva Florez hanno costretto José Amancio Niasa Arce, uno studente di 15 anni, a scendere dall’autobus su cui viaggiava nella municipalità di Bagadó, dipartimento di Chocó. Il suo corpo, che secondo quanto riferito presentava segni di tortura, è stato trovato diversi giorni più tardi con addosso un’uniforme di stile militare.

*Secondo quanto riferito, il 16 maggio, quattro membri dell’Asociacion campesina de Arauca (ACA – Associazione contadina di Arauca) sono stati arrestati da membri della XVIII Brigata e dalla polizia della municipalità di Tame, dipartimento di Arauca. Tra gli arrestati figuravano i fratelli Eduardo Peña Chacón e Ronald Peña Chacón, che si suppone siano stati accusati dalla polizia di essere membri di milizie della guerriglia che operano nel dipartimento di Arauca. I poliziotti li avrebbero picchiati e, dopo aver posto loro delle buste di plastica sulla testa li avrebbero immersi sott’acqua sino a farli quasi affogare. Sono stati rilasciati senza accuse dopo alcune ore.


Gruppi di opposizione armata

I gruppi della guerriglia si sono resi responsabili di ripetute e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, inclusa la cattura di ostaggi e il sequestro e uccisione di civili. Essi hanno effettuato attacchi usando armi sproporzionate e indiscriminate che hanno provocato l’uccisione di numerosi civili.

Le Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (FARC – Forze armate rivoluzionarie della Colombia) hanno continuato a prendere di mira e a uccidere funzionari pubblici sotto la minaccia "dimettiti o muori" rivolta a sindaci, consiglieri comunali e giudici. Nel corso dell’anno sono stati uccisi almeno otto sindaci.

*L’8 ottobre, Orlando Hoyos, sindaco di Bolívar, dipartimento di Cauca, è stato ucciso presumibilmente dalle FARC, pare dopo che si era incontrato con il gruppo armato.

I guerriglieri hanno continuato a prendere di mira coloro che erano sospettati di collaborare con i loro nemici.

*Il 3 gennaio, cinque persone, incluso un minorenne, sarebbero state uccise dall’Ejército de liberación nacional (ELN – Esercito di liberazione nazionale) a El Botalón e Pesebre in Betoyes, municipalità di Tame, dipartimento di Arauca.

*Il 16 gennaio, le FARC avrebbero ucciso 17 contadini a Dosquebradas, La Tupiada e Dinamarca, municipalità di San Carlos, dipartimento di Antioquia.


Difensori dei diritti umani, pacifisti e sindacalisti

Difensori dei diritti umani, pacifisti e sindacalisti che avevano denunciato gli abusi commessi dalle parti del conflitto armato, sono stati uccisi o hanno subito attacchi, minacce o arresti arbitrari. Decine di loro sono stati posti sotto continua sorveglianza o hanno subito incursioni nei loro uffici o abitazioni. In diverse occasioni, informazioni di intelligence raccolte dalle forze di sicurezza hanno prodotto false indagini penali su attività connesse al loro legittimo lavoro in difesa dei diritti umani. Ciò ha accresciuto il timore che questi attacchi fossero parte di una strategia militare-paramilitare coordinata a screditare le attività in favore dei diritti umani e dei sindacati.

*Il 17 agosto, forze di sicurezza e ufficiali giudiziari hanno arrestato circa 150 persone nelle municipalità di Chalán, Colosó e Ovejas, dipartimento di Sucre, inclusi membri del Sindicato de pequenos y medianos agricultores de Sucre (Sindacato dei piccoli e medi agricoltori di Sucre). Gli arresti sono avvenuti poco dopo la visita nell’area di una delegazione internazionale per i diritti umani. Secondo quanto riferito, alcune delle persone arrestate avevano parlato con la delegazione delle violazioni dei diritti umani commesse dai militari. Un giudice che ha rilasciato tutti gli arrestati a novembre, per mancanza di prove, a fine anno era indagato dall’Ufficio del procuratore generale.

* Il 21 agosto, 42 attivisti sociali e difensori dei diritti umani di Saravena, dipartimento di Arauca, sono stati arrestati dai militari. Tra gli arrestati c’era José Murillo Tobo, presidente del Comitato regionale per i diritti umani "Joel Sierra" e Alonso Campiño Bedoya, anch’egli membro del Comitato e leader della sezione regionale della Central unitaria de trabajadores (CUT – Centrale unitaria sindacale). Il loro arresto è avvenuto dopo che il Comitato aveva evidenziato la presenza di paramilitari che operavano in collusione con i militari a Saravena.

*A settembre, sarebbero state avviate indagini penali nei confronti di cinque membri dell’organizzazione non governativa Comisión inter-eclesial justicia y paz (Commissione interecclesiale giustizia e pace). La Procura generale ha avviato indagini giudiziarie circa le accuse di corruzione, contrabbando di droga, omicidio e costituzione di gruppi armati illegali. Questi procedimenti sono gli ultimi di una serie di minacce e vessazioni contro membri della Commissione e potrebbero essere la conseguenza della decisione della Corte Costituzionale di permettere alla Commissione di prendere parte ai procedimenti giudiziari per oltre 200 casi di violazioni dei diritti umani commesse dai paramilitari in operazioni congiunte con la XVII Brigata nel 1997 e 1998.

Gli arresti hanno più volte coinciso con le minacce dei paramilitari e l’uccisione di difensori dei diritti umani e sindacalisti. I difensori dei diritti umani sono stati ulteriormente esposti a minacce ed attacchi dopo che il presidente Uribe, in un discorso a settembre, aveva descritto alcune organizzazioni non governative come "manovratori politici al servizio del terrorismo, che si nascondono vigliaccamente dietro la bandiera dei diritti umani".


Violenza sulle donne

Le donne sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali, uccisioni deliberate e arbitrarie e "sparizioni". Sono state sovente prese di mira a causa del loro ruolo di attiviste e leader di campagne a favore dei diritti umani, della pace o di alternative socio-economiche o perché appartenenti a comunità delle zone di conflitto. Violenze sessuali contro le donne, inclusi stupri e mutilazioni genitali, sono stati inoltre usati quale arma di guerra per incutere paura da tutte le parti coinvolte nel conflitto.

*Secondo quanto riferito, tra il 1° e il 7 maggio, soldati della XVIII Brigata, con la fascia dell’AUC al braccio, sono entrati a Julieros, Velasqueros, Roqueros, Genareros e Parreros, villaggi della riserva indigena di Betoyes, municipalità di Tame, dipartimento di Arauca. A Parreros, una ragazza incinta di 16 anni, Omaira Fernández, sarebbe stata stuprata e uccisa. Prima che il suo corpo fosse rinchiuso in un sacco per poi essere gettato nel fiume Cravo, le è stato aperto il ventre e prelevato il feto.


Sequestri

I gruppi della guerriglia, specialmente le FARC, si sono resi responsabili della maggioranza dei sequestri effettuati dai paramilitari e dai gruppi di opposizione armata. Sono continuati anche i sequestri di massa.

*Il 12 settembre, otto turisti stranieri sono stati sequestrati dall’ELN nei pressi delle rovine di Ciudad Perdida nella Sierra Nevada. Uno degli ostaggi è fuggito. A fine anno gli altri ostaggi erano stati rilasciati.


Abusi sui civili

Sfollati, contadini, persone di origine afro e le comunità indigene che vivono in zone di conflitto o strategiche dal punto di vista economico, sono stati in particolar modo nel mirino della violenza. Sono stati oltre i 175.000 colombiani sfollati con la forza dalle loro case nei primi nove mesi dell’anno, il 49% in meno rispetto all’anno precedente.

Le politiche del governo, quali la creazione di un esercito di contadini soldato e la rete degli informatori civili, hanno finito col trascinare sempre più i civili all’interno del conflitto rendendo vaga la distinzione tra combattenti e civili. Le famiglie dei contadini soldato che, contrariamente ai soldati regolari, vivono per lo più all’interno delle loro stesse comunità, sono state minacciate dai guerriglieri in diversi dipartimenti, inclusi quelli di Caquetá e Arauca.

I membri delle comunità indigene continuano a essere presi di mira.

*Il 6 marzo, le FARC avrebbero ucciso cinque membri della comunità indigena murui a La Tagua, municipalità di Puerto Leguizamo, dipartimento di Putumayo.

*Secondo quanto riferito, il 16 ottobre, paramilitari hanno ucciso tre leader indigeni kankuamo a Sierra Nevada di Santa María. Nel corso dell’anno sarebbero stati uccisi almeno 50 kankuamo, la maggior parte dai paramilitari e il resto da gruppi di opposizione armata.

Si sono verificati molti attentati dinamitardi in zone urbane, alcuni attribuiti a gruppi di opposizione armata, in cui sono rimasti uccisi un significativo numero di civili.

* Il 7 febbraio, almeno 35 persone sono state uccise e oltre 160 sono rimaste ferite nell’esplosione di una bomba piazzata al club El Nogal di Bogotá. Il 15 luglio, il magistrato inquirente che lavorava sul caso, Germán Camacho Roncancio, è stato destituito, dopo che non era riuscito a collegare l’attentato alle FARC. È stato ucciso il 4 settembre.


Corte penale internazionale

Il 6 ottobre, il governo degli Stati Uniti ha autorizzato lo stanziamento di 5 milioni di dollari in aiuti militari alla Colombia dopo che il governo colombiano aveva concluso un accordo che prevede di non consegnare alla Corte penale internazionale cittadini degli Stati Uniti accusati di genocidio, crimini contro l’umanità o crimini di guerra. Accordi di questo tipo contravvengono agli obblighi degli Stati in base al diritto internazionale.


Aiuti militari

É stato calcolato che nell’esercizio finanziario 2003 gli Stati Uniti abbiano destinato alla in Colombia 605 milioni di dollari per assistenza militare e di polizia. La maggior parte degli aiuti sono stati stanziati per finalità di "contro-terrorismo" e di "controllo internazionale narcotici". È stato mantenuto il requisito secondo il quale il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti deve certificare i progressi in materia di diritti umani. Tuttavia, tale requisito vale solamente per il 25% dell’assistenza statunitense, contro il 100% del 2002.


Organizzazioni intergovernative

La Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani ha espresso preoccupazione circa l’ulteriore peggioramento del rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte della guerriglia e dei gruppi paramilitari. La Commissione ha sottolineato la persistenza dell’impunità, i continui legami tra paramilitari e forze di sicurezza, e la presunta esistenza di una campagna volta a creare un clima di ostilità nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani. La Commissione ha registrato le continue denunce di abusi dei diritti umani attribuiti alle forze di sicurezza e la mancata capacità da parte della Procura generale di voler dimostrare interesse a indagare i gravi casi di abusi. Ha altresì chiesto al governo di non concedere poteri di polizia giudiziaria permanenti ai militari.


Rapporti e missioni di AI

Colombia: Letter to Congress on judicial police powers (AI Index: AMR 23/039/2003)

Colombia: Amnesty International’s briefing to the UN Committee against Torture (AI Index: AMR 23/066/2003)

Delegati di AI hanno visitato la Colombia nei mesi di marzo, aprile, settembre e novembre.


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