Regional Action Network for Colombia



Cosa sono le comunità di pace colombiane



Da 40 anni, la Colombia vive un complesso conflitto armato che sempre di più prende la popolazione come campo preferenziale di battaglia. Alla sua base si trovano serie contraddizioni di ordine politico, economico e sociale, nelle quali si evidenza una amalgama di interessi nazionali ed internazionali che influiscono pesantemente nelle dinamiche locali e regionali del conflitto. Il potere corruttore del narcotraffico e la guerra fra forze insorgenti (diverse organizzazioni guerrigliere), e contro insorgenti (militare e paramilitare), ha coinvolto in maniera drammatica la popolazione civile che conta in questo confronto il maggiore numero di morti, scomparsi, sfollati forzati ed in genere, di vittime di gravi violazioni ai Diritti umani e al Diritto internazionale Umanitario. Frequentemente gli attori armati difendono interessi non esclusivamente associati al confronto bellico. Questa circostanza ci porta a considerare lo sfollamento forzato ( si calcolano approssimativamente 3 milioni di sfollati forzati) più che una conseguenza un obiettivo vero e vero della guerra. Si constata inoltre che la violenza si dirige specialmente verso l’indebolimento e lo smantellamento delle organizzazioni sociali, specialmente verso quelle considerate non funzionali agli ordini stabiliti nei vari livelli locali. La guerra e la criminalizzazione della protesta sociale nel paese ha reso vulnerabile in maniera tragica il tessuto sociale esistente.

In contrasto con questa dura realtà, troviamo in Colombia quello che alcuni studiosi hanno chiamato la "geografia della speranza”, composta da numerose iniziative di costruzione di pace dal basso, portate a termine generalmente dai settori più colpiti del conflitto. Così, organizzazioni di donne, indigeni, afro discendenti e contadini, sono stati protagonisti di primo ordine nella realizzazione di proposte alternative di vita, dirette a creare spazi per la difesa della vita degna ed il territorio.

Le Comunità di Pace rappresentano una di queste preziose e sconosciute esperienze di resistenza civile alla guerra e lo sfollamento forzato; con la pratica quotidiana della partecipazione democratica, l’autodeterminazione e la continua ricerca di una soluzione pacifica dei conflitti, rinforzano i valori favorevoli alla costruzione reale di una cultura di pace. Sono comunità rurali che si sono dichiarati pubblicamente neutrali di fronte alla guerra, in un paese dove la neutralità è severamente punita da parte di tutti gli attori armati.

Intanto le Comunità di Pace, si impegnano a non intervenire in nessuna forma nella guerra, a non portare armi; a lottare contro l'impunità denunciando le violazioni commesse per tutti i gruppi armati; propendere sempre per la costruzione di scenari di pace e convivenza e per la soluzione negoziata del conflitto armato sociale e politico che colpisce il paese. Stiamo parlando di comunità i cui membri si sono impegnati a non intraprendere azioni violente come risposta alle vessazioni a cui sono sottomesse. Cioè, realizzano un sacrificio fondamentale volto a rompere la spirale della violenza, il che è particolarmente importante in un paese con una media di 30.000 morti violente anno.

Sfortunatamente tanto l’esercito governativo come gli altri attori armati, percepiscono le Comunità di Pace come processi non funzionali ai suoi propri interessi strategici, e così hanno iniziato, dalla nascita delle stesse, campagne di stigmatizzazione ed aggressione diretta che spiegano fino ad ora l'alto costo pagato da questi collettivi in termini di assassini, minacce permanenti, blocchi economici, persecuzioni, etc. Nonostante la ferrea opposizione degli attori armati, le comunità di pace continuano ferme nella loro lotta per la difesa della vita ed il territorio.

Lo Stato colombiano, è stato responsabile dell’ azione e omissione di molte delle aggressioni registrate contro questi processi comunitari. Recentemente il Presidente della Repubblica Álvaro Uribe Vélez, lanciò dure accuse contro la Comunità di Pace di San José di Apartadó e minacciò di imprigionare i suoi leader e deportare gli accompagnatori internazionali delle Brigate Internazionali di Pace (PBI) e del Fellowship of Reconciliation (FOR). Questa comunità è composta da 1.300 persone, delle quali più di 130 sono stati assassinate dopo marzo 1997, quando fecero la dichiarazione come Comunità di Pace, tutto ciò sommato a centinaia di violazioni ai Diritti Umani, di cui sono stati vittime, ha generato la promulgazione al suo favore di misure cautelari da parte della Corte Interamericana per i Diritti Umani, misure che praticamente non sono state assunte fino ad oggi dal governo colombiano.

In Italia, enti locali, istituzioni, ed associazioni, hanno costituito dal maggio 2003, la Rete Italiana di Solidarietà a Sostegno delle Comunità di Pace del Chocó ed Urabá in Colombia. Da questa esperienza, cerchiamo fondamentalmente di offrire appoggio politico a questi processi, il nostro piccolo contributo è diretto a rinforzare la legittimità delle esperienze di resistenza civile nonviolenta alla guerra e allo sfollamento forzato che procurano selvaggiamente non solo le organizzazioni armate al margine della legge, ma anche la persecuzione di autorità statali che non vogliono riconoscere il diritto dei civile a esercitare la loro neutralità.

La protezione e la moltiplicazione delle Comunità di Pace è d’importanza strategica per la Colombia, queste costituiscono una reale opportunità di strutturare un supporto sociale per la pace che, da una parte consolidi referenti etici e politici alternativi a quelli attualmente predominanti, e d’altra, potrebbe essere determinante per fare meno traumatica la situazione post conflitto in caso di una eventuale soluzione negoziata tra i protagonisti dello stesso.


Rete Italiana di Solidarietà a Sostegno delle Comunità di Pace del Chocò ed Urabà in Colombia Luglio 2004


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