Russia: Giustizia in Rosso.

RUSSIA: Giustizia In Rosso
    Violazione dei Diritti Umani nella Federazione Russa

Russia: Giustizia in Rosso. Violazione dei Diritti Umani nella Federazione Russa

RUSSIA: Giustizia In Rosso   La Situazione Dei Diritti Delle Donne   RUSSIA: Giustizia In Rosso
AZIONE DONNE 2003:

L'Azione Donne 2003 è interamente dedicata alla Federazione Russa.

All'inizio del 2002 è stato dichiarato che
circa 14.000 donne in Russia muoiono per mano dei propri mariti o dei parenti, e le quasi 50 versioni di una proposta di legge nazionale sulla violenza domestica hanno fatto poca strada in Parlamento. Le donne subiscono violenza anche da parte della polizia, e nella stragrande maggioranza dei casi i responsabili restano impuniti.

Sono 5 le aree d'azione previste dal Segretariato:

  1. Articolare una rete di sostegno alle ONG Russe che lavorano sulla VAW, sostenendo il loro lavoro per le donne vittime di violenza e incoraggiando lo sviluppo di una collaborazione con il governo in alcune regioni;
  2. Ricordare al governo la sua precisa responsabilità nella protezione delle migliaia di donne a rischio violenza ogni anno e raccomandare il rispetto degli obblighi previsti dal principio della "due diligence" nella prevenzione degli abusi contro i diritti umani delle donne;
  3. Chiedere al governo federale di tenere fede alla promessa di ratifica entro il 2003 del Protocollo Opzionale alla CEDAW;
  4. Richiedere al governo federale un'azione globale sulla violenza domestica, tramite lo sviluppo di cooperazione con le ONG, entro la Giornata Internazionale per l' Eliminazione della Violenza Contro le Donne, nel prossimo novembre;
  5. Utilizzare questa azione come opportunità per organizzare eventi, meeting, discussioni sulla tematica più ampia della VAW, utilizzando le linee guida contenute nella bozza di strategia per la prossima campagna VAW (AI index: ACT 77/009/2002).


Chiedere al governo federale di intraprendere una azione globale, su scala nazionale, contro la violenza domestica, attraverso lo sviluppo di una collaborazione con le ONG a livello regionale entro la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne, in Novembre.

Il Ministero degli Interni ha recentemente costituito un gruppo di lavoro sulla VAW, il che preluderebbe la volontà di affrontare il tema, anche in cooperazione con le ONG.

INTRODUZIONE:

Il seguente testo è stato preparato sulla base della ventiseiesima Sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne riguardante, principalmente, gli abusi nella Federazione Russa, inclusi quelli consumati nel conflitto della Repubblica Cecena.

AI continua a ricevere regolarmente rapporti concernenti casi di violenza contro le donne in prigione, in particolare torture e maltrattamenti. L'organizzazione lamenta inoltre il fallimento dello stato nell'assicurare adeguata protezione contro la violenza perpetrata da attori non statali, per esempio nei casi di violenza domestica e traffico di donne. Nel conflitto armato in Cecenia le donne hanno patito varie forme di abusi, che vanno dal rapimento alla detenzione arbitraria ed extragiudiziale ed all'esecuzione sommaria. Donne e bambini vivono in condizioni disagiate, malsane ed insicure in campi per rifugiati in Cecenia e nella vicina Inguscezia.

CONDIZIONE DELLE DONNE:

VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI CONTRO LE DONNE NEL CONTESTO DEL CONFLITTO ARMATO NELLA REPUBBLICA CECENA.

Entrambe le parti in conflitto in Cecenia continuano a compiere seri abusi e violazioni del diritto umanitario ed internazionale.

Le pratiche di detenzione arbitraria, tortura e maltrattamento, come la "sparizione" non sono diminuite dai primi e più intensi mesi di guerra (ottobre 1999-maggio 2000), ma sono diventate routine nelle operazioni delle forze di sicurezza russe.

Gli abusi della legge umanitaria da parte cecena includono la mancanza delle necessarie precauzioni durante gli attacchi al fine di proteggere i civili. Abitualmente attaccano civili e li uccidono, comprese donne che lavorano per l'amministrazione russa in Cecenia, spesso usando mine. I combattenti ceceni hanno ucciso soldati russi catturati e li hanno sottoposti a tortura e maltrattamenti. Nel dopoguerra (1996-1999) bande armate in Cecenia hanno rapito stranieri, comprese donne, li hanno sottoposti a tortura, maltrattamenti e uccisi ingiustificatamente.

RAPIMENTI DI DONNE IN STATO DI GRAVIDANZA DA PARTE DELLE FORZE RUSSE.

Nel novembre 2001 AI ha iniziato a collaborare con testimoni riguardo ad una recente serie di detenzioni forzate di donne cecene in stato di gravidanza da parte delle forze russe, a seguito di raid militari nelle loro case.

SPARIZIONI DI DONNE A SEGUITO DI DETENZIONE.

Casi di sparizione si presentano a seguito o durante incursioni di militari nelle aree popolate da parte delle forze Russe. Tra le vittime ci sono donne e ragazze sospettate di essere collegate a combattenti ceceni e di aver dato loro assistenza. I corpi di alcune delle "scomparse" sono stati trovati successivamente in fosse comuni o discariche; molti di essi recavano segni di torture e/o morte violenta.

IMPUNITA' PER I CRIMINI CONTRO CIVILI CECENI.

Le indagini sulle violazioni dei diritti umani e della legge umanitaria compiute dalle forze governative russe contro i civili ceceni restano inadeguate ed inefficaci. Le procure sono le sole agenzie in Russia autorizzate ad investigare contro i crimini commessi dalle forze federali in Cecenia ed a perseguire i responsabili. Pochi dei casi riguardanti i crimini contro i civili sono oggetto di inchiesta e ancor meno si concludono con una condanna. Secondo le statistiche ufficiali pubblicate nel 2001 su 393 casi solo 38 si sono conclusi e 15 persone sono state condannate.

DONNE E BAMBINI DEPORTATI.

Donne e bambini costituiscono la maggioranza dei 160.000 deportati per il conflitto. Essi vivono in condizioni disagiate in campi di soggiorno, due fattorie in Inguscezia. I rappresentanti delle autorità federali sono stati trattenuti più volte dall'imporre il ritorno forzato dei rifugiati in Cecenia ed il taglio degli aiuti umanitari.

TORTURA E MALTRATTAMENTI DI DONNE DETENUTE.

Vi sono donne incluse nel novero delle vittime della tortura e dei maltrattamenti in carcere nella Federazione Russa. Responsabili di torture e maltrattamenti godono di ampio grado di impunità. Le autorità responsabili sono notoriamente riluttanti nel prendere in considerazione denunce fatte da donne che lamentano molestie sessuali, intimidazione, tortura e maltrattamenti in stato di detenzione.

DONNE E RAGAZZE NELLE PRIGIONI.

AI continua a ricevere notizie credibili sulle condizioni di vita nei penitenziari e nelle carceri della Federazione Russa. Nell'aprile 2001 il responsabile per i diritti umani in Russia ha descritto la situazione delle prigioni come 'orribile' ed ha detto che i centri di detenzione preventiva sono diventati 'covo di epidemie'.

Nel 2001, circa 40.000 donne e ragazze sono ospitate in 35 prigioni femminili, risalenti all'epoca di Stalin. Inoltre, 20.000 sono in carcerazione preventiva in appositi centri, di cui solo tre sono riservati esclusivamente alla popolazione femminile. Statistiche indicano che tali centri superano la loro capacità del 150%.

Madri e figli sotto i tre anni sono ospitati in ali separate, in condizioni di malnutrizione, scarsa igiene e cattiva salute; donne in periodo di mestruazioni non sono provviste delle necessarie garanzie sanitarie, così come detenute affette da HIV.

VIOLENZA SULLE DONNE IN FAMIGLIA.

Il disagio economico ha aumentato l'abuso di alcool, favorendo l'inacerbirsi dei casi di violenza domestica, in cui le donne sono le principali vittime. La polizia è riluttante nell'interessarsi di casi reputati esclusivamente questioni familiari, per cui la violenza domestica non è riconosciuta come crimine distinto.

TRAFFICO DI DONNE.

Il Governo russo ha riconosciuto che donne russe sono state fatte oggetto di traffico, con la prospettiva di un lavoro ben pagato. AI ritiene che alcune di queste donne siano state vittime di violazioni di diritti umani, inclusa la tortura, l'uccisione, la sevizia ed il prelievo contro la loro volontà.

CASI SELEZIONATI:

Nella notte del 26 marzo 2000 Kheda Visaevna Kungaeva, diciottenne, è stata rapita dal villaggio di Tangi-Chu dal colonnello Yurij Budanov, comandante di un reggimento di carri armati, e dai suoi soldati. Il colonnello Budanov ha portato Kheda nella sua tenda per interrogarla, tuttavia l' ha strangolata. Un esperto dell'armata russa successivamente ha concluso che prima dell'uccisione Kheda è stata stuprata da più persone. L'ufficio del Procuratore Generale ha iniziato le indagini ed il 30 marzo 2000 il colonnello Budanov è stato arrestato. Egli ha spiegato che durante l'interrogatorio ha cercato di far confessare a Kheda di essere una spia e l'ha strangolata in stato di temporanea insanità mentale. Il colonnello Budanov è stato accusato di omicidio e abuso di potere; è stato imprigionato e sottoposto nel novembre 2001 ad esame psichiatrico nell'istituto Serbsky a Mosca; l'istituto ha sostenuto la versione del colonnello secondo cui egli ha commesso l'omicidio in stato di temporanea insanità. Al termine del 2001 il processo contro il colonnello Budanov era ancora in corso.

"Irina", una ragazza di 14 anni, originaria di Urus-Martan, è morta durante la detenzione nel carcere di Chernokozovo all'inizio del 2000, a seguito di maltrattamenti, torture e stupro da parte delle guardie. Ella fu arrestata in un posto di blocco mentre viaggiava in autobus. Secondo testimonianze, la ragazza faceva parte di 60 donne detenute assieme nella cella numero 25 di Chernokozovo, ed è stata sottoposta a pestaggio da parte delle guardie. Un'altra di queste donne, "Zuliykhan", in cinta di sette mesi, è stata ripetutamente torturata ed ha partorito prematuramente.

Il 18 ottobre 2001 le forze federali russe sono entrate in casa di "Zainap", nel villaggio di Kurcheloy, per arrestare suo marito. Non avendolo trovato, i soldati hanno arrestato "Zainap", che era al settimo mese di gravidanza. Fu portata al Dipartimento Temporaneo per gli Affari Interni, situato con il comando militare nel villaggio di Kurcheloy. Due donne, che erano in prigione con "Zainap", hanno riportato che ella è stata ripetutamente stuprata e maltrattata dai soldati russi, fino a farla abortire. "Zainap" è stata rilasciata a metà novembre in cambio di 10 mitragliatrici richieste ai parenti per il rilascio. In accordo con il pregiudizio culturale sulle vittime di stupro nella società cecena, il marito di "Zainap" ha rifiutato di riprenderla con sé affermando che ella era ormai "sporca".

Il 4 marzo 2001 furono trovati i corpi di Nura Lulueva, quarantenne, e delle cugine Markha, Raisa Gakhaeva e Aset Elbuzdukueva, bendati, in una discarica nel villaggio di Dachny vicino alla base militare russa di Khankala. Secondo il marito di Nura, le quattro donne andavano regolarmente da Gudermes a Grozny, per vendere fragole al mercato; furono arrestate durante un raid al mercato di Grozny il 3 giugno 2000. Fino alla scoperta dei loro corpi, non si è saputo più nulla di loro.

Nadezhda Ubushaeva ha riferito ad un rappresentante di AI che la mattina del 10 aprile 2001 lei e la sua famiglia, compresa la figlia che era in attesa , sono state fatte uscire con la forza dalla loro casa nella capitale della Calmucchia, Elista. Nadezhda ha riferito che alle 4 del mattino, in presenza di testimoni, fu obbligata a salire su una macchina della polizia e fu oggetto di percosse attraverso un corpo contundente. Secondo il certificato medico datato 13 aprile, la donna ha subito ferite alle cosce, alle spalle ed al volto. E' stata portata alla stazione di polizia e trattenuta per due ore. Il 4 luglio 2001 Nadezhda, assieme ad altre due donne, andò nella piazza centrale di Elista per iniziare uno sciopero della fame, in relazione a quanto era accaduto; lì furono maltrattate da un gruppo di uomini. Le tre donne hanno dichiarato che gli uomini erano alle dipendenze delle autorità locali. Nadezhda ha presentato esposto in merito ai maltrattamenti subiti all'Ufficio del Procuratore della Repubblica di Calmucchia. AI non è a conoscenza di alcuna inchiesta riguardi ai fatti sopra esposti.

Zara Isaeva, una donna di etnia cecena, era in visita a Mosca per sottoporsi a cure mediche. Il 14 settembre 1999 fu arrestata a casa del fratello assieme ad una sua amica, Musa Vagaev, e portata alla stazione di polizia di Zhulebino. In seguito, il fratello Zavlady Isaev si recò alla stazione di polizia. Zara affermò che durante l'interrogatorio i poliziotti minacciarono di consegnarla a "vagabondi senza fissa dimora" per essere stuprata e di portarla in una prigione femminile; inoltre, afferma che le fu ordinato di spogliarsi per essere esaminata. Zara fu rilasciata il giorno dopo. In seguito, scoprì che il fratello e l'amica furono picchiati e costretti a firmare una confessione relativa al possesso di droga. La polizia aveva minacciato che, se avesse rifiutato di firmare, avrebbe fatto violentare Zara da "criminali" presenti nella Stazione.

L'8 giugno 1998 Larisa Yudina, giornalista ed editrice del giornale di opposizione Sovietskaya Kalmykia Sevodnya, fu trovata morta nella capitale della Repubblica di Calmucchia, Elista, con ferite da coltello ed il cranio fratturato. Membri del partito liberale Yabloko, al quale ella apparteneva, e difensori dei diritti umani sostengono che l'omicidio ha motivazioni politiche. Prima della morte, Larisa aveva pubblicato articoli che accusavano di corruzione il Presidente della Calmucchia, Kirsan Ilyumzhinov. Tre uomini sono stati arrestati in relazione all'omicidio, ma i nomi dei mandanti rimangono sconosciuti.

ESSERE DONNA NELLA FEDERAZIONE RUSSA.

Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale denominata:Russia.Giustizia in rosso,per denunciare la grave situazione dei diritti umani nella Federazione Russa,e la differenza fra i diritti che dovrebbero essere assicurati e la realtà di abusi commessi in un clima di totale impunità. La Federazione Russa,costituitasi come stato nazionale dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel '91,ha ratificato numerosi trattati internazionali,a tutela dei diritti dei cittadini; fra gli altri:la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli,inumani o degradanti;la Convenzione per i diritti dell'Infanzia;la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne. La ratifica di questi trattati non è valsa ad eliminare azioni criminali,perpetrate nei confronti dei civili ceceni,di minoranze etniche,di bambini e donne,quali sparizioni,spostamenti forzati,uccisioni extragiudiziali. Sul palcoscenico ceceno,entrambe le parti in lotta si sono contraddistinte per la ferocia dimostrata nell'abuso sistematico dei diritti umani dei civili,in particolar modo nei confronti delle donne. I combattenti ceceni non si curano di prendere le precauzioni necessarie per proteggere la popolazione durante gli attacchi alle posizioni russe. Talvolta provocano la morte di uomini e donne,che lavorano nel settore dell'amministrazione russa in Cecenia. Le forze russe,da parte loro,hanno arrestato arbitrariamente,torturato ed ucciso migliaia di persone. Le donne,spesso,sono l' "oggetto privilegiato"di questi abusi. Esse,inoltre,sono sottoposte a violenze legate al genere:lo stupro,la limitazione del rapporto con i figli in carcere,la violenza domestica. Amnesty ha raccolto testimonianze di donne cecene che,in stato di gravidanza,sono state violentate da soldati russi.

"Il 18 ottobre 2001,forze federali russe andarono a casa di "Zainap"(i nomi sono stati cambiati per proteggere le vittime),nel villaggio di Kurcheloy,per arrestare suo marito. Non trovandolo in casa,i soldati arrestarono Zainap,che era all'ottavo mese di gravidanza. E' stata trasportata al Dipartimento Temporaneo di Affari Interni(VOVD),situato insieme al comando militare del villaggio di Kurcheloy. Due donne testimoni,che erano detenute con Zainap,dichiararono che era stata Costretta a ripetuti stupri di gruppo e sottoposta a trattamenti crudeli da parte di soldati russi,tanto da provocarle un aborto. Zainap fu rilasciata a metà novembre,in cambio di dieci fucili richiesti dalle forze russe ai parenti della donna. Successivamente,Zainap dovè sottoporsi ad un intervento chirurgico. Tenendo fede al duro taboo culturale contro le vittime di stupro nella società Cecena,il marito di Zainap rifiutò di riprenderla con sé;dei testimoni citano le sue parole: -Dopo di loro,io non ho più bisogno di lei.Lei è sporca ora-".

Il comportamento barbaro dei militari russi è solo un riflesso di quanto poco "valga" la donna russa. Basti pensare alle oltre 14.000 donne che,ogni anno,muoiono per mano dei loro mariti o parenti(i cosiddetti "attori non-statali"). Ci sono pochissime probabilità che gli uomini che picchiano o violentano le loro mogli siano portati in giudizio. Questo perché la legge russa non riconosce la violenza domestica come specifico reato,e non vengono così inflitte neanche sanzioni amministrative a coloro che si macchiano di tali colpe. Le quasi cinquanta versioni di una proposta di legge sulla violenza domestica hanno fatto poca strada in Parlamento. L'emarginazione sociale,la consuetudine da parte delle autorità a considerare questo tipo di reato come una "faccenda fra coniugi",la mancanza di un adeguato addestramento delle forze dell'ordine,l'assenza di informazione sui propri diritti da parte delle vittime,tutto contribuisce a creare ed ispessire il clima di impunità. Compito dello Stato dovrebbe essere quello di prendere le misure necessarie per proteggere i soggetti più deboli da qualsiasi tipo di discriminazione,sia che venga agita da pubblici ufficiali,che da comuni cittadini. La Russia ha aderito alla Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne,e come tale ha l'obbligo di presentare ogni quattro anni un rapporto dettagliato alla Commissione per l'eliminazione della discriminazione verso le donne. La Federazione ha disatteso gli impegni previsti dalla Convenzione,soprattutto riguardo alla violenza domestica. La Commissione ha raccomandato,tra le altre misure,che il Governo russo adotti immediatamente una specifica legislazione familiare per favorire il perseguimento dei colpevoli,e che si impegni nel fornire la formazione adeguata alle forze di polizia ed ai giudici riguardo la natura criminale della violenza domestica. Si auspica,così,che il Codice Penale interno sia adeguato agli standard internazionali. Questo dovrebbe valere anche per le condizioni carcerarie e le detenzioni preventive.

" Irina,una ragazza di 14 anni,originaria di Urus-Martan,è morta in detenzione nel centro di Chernokozovo,all'inizio del 2000,in seguito a trattamenti inumani e torture,incluso lo stupro ripetuto,dalle guardie. La ragazza era stata fermata ad un check-point mentre viaggiava su un autobus. Secondo alcune testimoni,si trovava fra sessanta donne tenute tutte insieme nella cella numero 25 in Chernokozovo,tutte soggette a bastonate da parte delle guardie. Una di queste donne,Zulykhan,era incinta di sette mesi e,sebbene non fosse stata Battuta,era ripetutamente minacciata con torture.E' stata successivamente Liberata ad ha partorito prematuramente."

In prigioni risalenti agli anni '50,costruite per nascondere i "nemici del popolo"agli occhi della gente,negli angoli più remoti della steppa,la promiscuità,gli abusi,condizioni igienico-sanitarie precarie,minano l'esistenza stessa di chi vi è detenuto. Nell'aprile 2001,il commissario per il monitoraggio dei diritti umani in Russia ha dichiarato che la situazione nelle carceri è orribile e che i centri di detenzione preventiva sono dei veri "focolai di epidemie":circa 10.000detenuti ricoverati muoiono ogni anno,e 100.000 si ammalano di tubercolosi. Oltre a condizioni di vita durissime,le donne detenute devono sopportare forti deprivazioni affettive:le madri sono costrette a vivere separate dai loro figli,anche se minori di 3 anni,poiché questi vengono tenuti in un altro blocco del centro detentivo. Altra piaga che colpisce le donne è il traffico clandestino:lo stesso Governo russo ha ammesso che nella Federazione c'è un florido traffico di "schiave" verso Paesi terzi,spesso con la promessa di un buon lavoro all'estero. La maggioranza di queste ragazze è stata costretta contro la propria volontà,sottoposta a tortura e,talvolta,uccisa. Infine,vanno ricordati gli abusi subiti dai difensori dei diritti umani,e dai giornalisti indipendenti,spesso donne,semplicemente per il fatto di svolgere in modo onesto il loro lavoro.

"L'8 giugno 1998,Larisa Yudina,giornalista ed editrice di un giornale di opposizione,il " Sovietskaya Kalmykia Sevodnya",è stata trovata morta con numerose coltellate ed il cranio fratturato,nella capitale della Repubblica di Kalmykia,Elista. Membri del partito liberale "Yabloko",al quale la donna apparteneva,e Avvocati per i diritti umani,sostengono che si tratti di un omicidio politico. Prima di essere uccisa,la giornalista aveva pubblicato un articolo,accusando Il Presidente della Kalmykia,Kirsan Ilyumzhinov,di corruzione. Tre uomini sono stati dichiarati colpevoli,ma i nomi di coloro che Ordinarono l'omicidio rimangono sconosciuti."

Fino a quando le autorità russe continueranno a rendersi complici di questi crimini? Per quanto tempo ancora le vittime dovranno stare in silenzio,e vedere i propri carnefici liberi… Liberi di perpetrare altre innumerevoli atrocità? Il rispetto e l'applicazione di trattati internazionali sulle violazioni dei diritti umani è alla base della campagna promossa da Amnesty International.

Gessica Fantozzi


 
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